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Fischer rompe il silenzio: «Ho sbagliato, oggi farei diversamente»

Foto – © SIHF

A distanza di mesi dal licenziamento, Patrick Fischer ha parlato al Blick della vicenda che ha posto fine alla sua avventura alla guida della Nazionale svizzera. Il 50enne si assume le proprie responsabilità per il certificato Covid falsificato utilizzato alle Olimpiadi di Pechino 2022 e ammette: «Ho commesso un errore».

Con il senno di poi, avrebbe rinunciato alla trasferta in Cina. Una scelta maturata durante la pandemia e legata alle sue convinzioni personali, ma che oggi considera sbagliata. Il prezzo più alto, racconta, lo ha pagato sul piano privato: «Il fattore più difficile è stato vedere soffrire la mia famiglia a causa mia».

L’ex tecnico rossocrociato riconosce inoltre di aver reagito male quando la SRF lo contattò dopo la rivelazione del caso. «Mi sono fatto prendere dal panico», spiega, assumendosi la responsabilità per la gestione iniziale della vicenda e allontanando l’ipotesi di uno scontro legale con l’emittente.

Resta invece forte l’orgoglio per il decennio trascorso sulla panchina elvetica, culminato con il consolidamento della Svizzera ai vertici dell’hockey internazionale. Fondamentale, nell’ultimo periodo, anche la vicinanza dello spogliatoio e in particolare di Roman Josi.

Per il momento Fischer ha scelto di cambiare prospettiva. Attraverso il Team Fischer lavorerà come coach privato, aiutando sportivi e altre persone a gestire pressione, ostacoli e momenti di difficoltà. Un ritorno all’hockey non è escluso, ma nemmeno considerato necessario.

Dopo anni dedicati alla ricerca di risultati e medaglie, il 50enne guarda così a una nuova sfida: «Ora voglio aiutare altre persone a realizzare i loro sogni e obiettivi».

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