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Ciclismo

Monossido di carbonio nel ciclismo: arriva il divieto dell’Uci

Stop all’uso incontrollato di monossido di carbonio. E’ questa la decisione ufficiale della Federazione Mondiale di Ciclismo, Uci, che ha vietato l’utilizzo di questa pratica a partire dal 10 febbraio. Questa scelta è stata presa nel corso del congresso ad Arras, che si sta tenendo a margine dei Mondiali di ciclocross a Liévin, in Francia. Lo stop dell’Uci arriva dopo mesi di preoccupazione nei confronti dell’utilizzo del monossido di carbonio tra i corridori. Infatti, la Federazione ha chiesto all’Agenzia mondiale antidoping (WADA) di includere la sostanza tra quelle vietate dopo il Tour de France della scorsa estate.

Nel corso del Tour transalpino, era venuto alla luce l’utilizzo di un macchinario per il monossido di carbonio da parte di alcune squadre, Visma e Israel. Gli strumenti di rebreathing erano forniti dall’azienda danese Detalo Health. Il direttore dell’impresa, Carsten Lundby, si era espresso contrario all’utilizzo del gas nel ciclismo: “Personalmente, io sono contro l’inalazione di monossido di carbonio con l’obiettivo di migliorare le prestazioni. Penso che sia contro lo spirito dello sport. Non voglio che miei figli inalino un gas tossico con l’idea di farlo per diventare campioni del mondo.

“La finalità del rebreathing è quella di determinare il volume della parte corpuscolare del sangue, non certo quello di creare una carenza artificiale di ossigeno. Noi abbiamo già pubblicato il nostro punto di vista sconsigliando fortemente l’uso del monossido di carbonio per fini prestativi. È una cosa che può creare rischi per la salute e, oltre un certo limite, diventare tossica. Se però lo strumento in questione viene usato per fini diagnostici, ci sono zero vantaggi sul piano delle prestazioni”.

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