
Sfruttando il weekend di pausa dai campi da gioco, abbiamo fatto il punto della situazione con il coach Luca Tomatis sulla stagione del Ticino Unihockey dopo otto turni
Coach, partiamo subito con la domanda più diretta: sei soddisfatto delle prestazioni della squadra fin qui?
Diciamo di sì, nel senso che sapevamo che ci aspettava un campionato molto equilibrato e complicato. Ad esempio, abbiamo battuto l’Ad Astra Obvaldo, prima in classifica, ma poi abbiamo perso con il Sargarserland, ultimo. Questo dimostra che quest’anno è una battaglia contro tutti.
Negli ultimi anni abbiamo osservato spesso proprio questa tendenza, con il TIUH che ha spesso offerto ottime prestazioni contro le prime della classe, portando a casa anche punti pesanti, e poi ha invece perso sfide completamente alla sua portata. Questo è solo da ricondurre all’equilibrio del campionato, o c’è dell’altro?
Penso che ci sia anche qualcos’altro. Noi facciamo un po’ di fatica contro le squadre molto aggressive e che giocano sporco, diciamo così. E queste chiaramente non sono le squadre di alta classifica, bensì sono quelle che tendenzialmente si giocano un posto per i playoff. Un altro fattore è che, contro queste squadre, devi essere tu a mantenere il pallino del gioco, e questo è chiaramente più complicato che giocare di contropiede.
E alcune volte magari vi siete resi la strada in salita subendo delle reti nei primi minuti dell’incontro.
Abbiamo avuto partite così e partite al contrario, dove siamo partiti a mille all’ora. Finora è successo spesso che la squadra ad andare per prima in vantaggio ha poi vinto la sfida. È senz’altro vero che con squadre che sanno chiudersi bene in difesa, è complicato girare l’esito di un incontro. È stato ad esempio il caso con il già citato Sargarserland settimana scorsa. Abbiamo giocato mica male nel complesso, ma loro sono riusciti a trovare le prime due reti e poi hanno difeso il vantaggio.
Su cosa vi state concentrando principalmente durante questa pausa?
Direi sopratutto a riprendere un po’ di energie, perché comunque le ultime settimane sono state molto intense. Questo weekend, per esempio, l’abbiamo lasciato completamente libero per dar la possibilità ai giocatori di staccare un po’ la testa e poi ripartire più freschi per le ultime tre partite del girone d’andata. Attualmente siamo quinti, ma in un attimo potremmo ritrovarci invischiati nella guerra per i playoff. Quindi bisogna essere sul pezzo sempre, tutto il tempo. E mentalmente questo è pesante.
Ad aiutarvi nella gestione dell’energie, per fortuna ci hanno pensato i nuovi innesti, che hanno iniziato la stagione alla grande. Ti aspettavi un impatto simile?
No, onestamente non me lo aspettavo. Mi spiego meglio: me lo aspettavo a livello di energia, perché sono giovani e fisicamente preparati. Però a livello di qualità sono rimasto positivamente sorpreso, hanno dato subito un’impronta positiva alla squadra. Anche avere la rosa più ampia sicuramente aiuta perché permette di variare un pochino di più. E, cosa che non guasta mai, mette un po’ di competizione nella squadra. Questo è interessante, è un po’ una novità da noi. Fino all’anno scorso, bene o male chi era in rosa giocava. Adesso non è più così, i giocatori devono impegnarsi per poter trovare un posto in campo. Tutti comunque si stanno allenando bene, e quando la qualità del lavoro è alta, fa sempre piacere.
E i ragazzi stanno reagendo bene a questa novità?
Per ora sì. Bisogna capire a lungo termine come sarà, perché chiaramente all’inizio del campionato, se un giocatore non viene schierato in una partita, sa che le cose possono comunque cambiare e prima o poi giocherà. Se dopo 3, 4, 5 partite non tocca il campo, rischia di avere un calo di motivazione. Quindi bisogna gestire bene queste situazioni. L’occasione giusta per dare molto spazio a chi ha avuto meno minuti sarebbe nelle partite in cui abbiamo un vantaggio solido. A volte però, purtroppo, in questa prima parte di stagione ci siamo deconcetrati e abbiamo subito parzialmente delle rimonte. Questo è andato a discapito di chi gioca meno. Dobbiamo crescere ancora un po’ a livello di maturità.
Tra i giocatori nuovi c’è anche tuo figlio Mattia Tomatis. È strano essere il suo allenatore?
Ho già allenato sia lui che il fratello a calcio, a hockey su ghiaccio ed unihockey, quindi non è così strano. La cosa strana, per così dire, è l’impatto che ha avuto. Lui prima giocava a hockey, e pensavo gli sarebbe servito più tempo per ambientarsi, mentre invece ha subito dato il suo apporto alla squadra. Questo mi ha messo in difficoltà, perché non ho potuto lasciarlo fuori: sarebbe stato più semplice se avesse iniziato male la stagione (ride, ndr.)! Apparte gli scherzi, ha subito assunto un ruolo importante e sta meritando il minutaggio che ha. Sono contento.
Le prossime due sfide in programma sono entrambe alla Arti e Mestieri: prima con il Grünenmatt e poi, una settimana più tardi, il derby con il Verbano. Quanto sarebbe importante regalare ai tifosi sei punti?
Sono due partite molto diverse. Il Grünenmatt ha a disposizione una prima linea che sta facendo benissimo: il nostro compito principale sarà provare a bloccarla. Se riusciamo a farlo, la vittoria è alla nostra portata. Contro il Verbano subentrano anche altri fattori. Conosciamo loro molto bene. Il loro powerplay, per esempio, è devastante. Sarà dunque fondamentale essere disciplinati ed evitare penalità. Entrambi i confronti sono dunque interessanti e ci diranno chi siamo e dove possiamo arrivare. Se arrivassero sei punti, beh, vorrà dire che siamo più avanti rispetto alle aspettative. Sappiamo che per qualificarci ai playoff sevono circa trenta punti. Attualmente ne abbiamo quattordici e arrivare a venti punti prima della fine del girone d’andata…sarebbe “tanta roba”.
