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Calcio

Lukas Mai: “Venire a Lugano è stata la scelta giusta”

Un paio di selezioni con la prima squadra del Bayern Monaco, la società che lo ha lanciato in direzione di una carriera che ha poi preso la via di Brema, in Seconda Bundesliga, per una stagione con la maglia del Werder, Lukas Mai oggi è uno dei volti nuovi dell’FC Lugano, il club che più di tutti lo ha coccolato e voluto, tra quelle che hanno cercato di accaparrarsi un difensore centrale di notevole stazza, campione d’Europa con la Germania U21 nel 2021. “Sin dai primi contatti avuti – ha spiegato Mai – ho capito quanto Lugano potesse essere la scelta giusta. A prescindere dalla qualificazione ai preliminari di Conference League. Ho parlato con Carlos Da Silva, con Mattia Croci-Torti, i quali mi hanno fatto sentire molto apprezzato. Dopo averne discusso con mio padre e con mio fratello maggiore, anch’egli calciatore, entrambi più esperti di me, è parso chiaro a tutti quanto interessante fosse la possibilità di giocare qui. Ho portato a termine una discreta stagione di Seconda Bundesliga, ho giocato un paio di partite con il Bayern, ma quella che mi appresto a vivere a Lugano è la mia prima esperienza in una prima divisione del calcio professionistico. Il campionato svizzero è interessante, soprattutto per un calciatore giovane. Non c’è il livello che c’era a Monaco, ovviamente, ma ho trovato un calcio e compagni di squadra di qualità. Sono fiero di fare parte di questo progetto. È un ottimo banco di prova per il prossimo passo della mia carriera. Ho 22 anni. Sto, per così dire, terminando l’apprendistato, come mi ha ricordato mio padre. Sto concludendo la mia formazione. Accadrà qui a Lugano, il posto giusto per entrare in una nuova fase del mio percorso”.

Come si pone all’interno dello spogliatoio? “Sono un ragazzo tranquillo, ma pronto alla battuta quando necessario. Sono pronto a farmi una risata o semplicemente a dare un consiglio a chi me lo chiede. Sono comunicativo, se c’è bisogno di me non mi nascondo, io ci sono”.

Come è stato accolto in seno alla squadra? “Molto bene, i compagni mi hanno fatto sentire a mio agio, mi sento il benvenuto, ciò che ha facilitato la mia integrazione. È la mia prima esperienza all’estero, qualche pensiero sarebbe pure legittimo averlo, ma sin dal primo giorno ho ricevuto il sostegno di compagni, staff e società. Imparerò presto anche l’italiano”.

Indicato quale successore di Mijat Maric, quali caratteristiche tecniche ha Lukas Mai? “Sono un difensore centrale attento alla fase di copertura con una buona visione di gioco utile alla costruzione. Ho notevoli margini, ma posso sia contribuire al gioco, sia assicurare la tenuta del reparto. Quanto al paragone con Mijat, c’è un solo Maric, così come c’è un solo Mai. Siamo due giocatori con caratteristiche simili, per certi versi, ma al contempo ciascuno ha le proprie peculiarità. Da parte mia, voglio diventare un punto di riferimento per i compagni: devono sapere che sulla difesa si può fare affidamento perché regge e anche perché contribuisce alla fase di costruzione del gioco”.

Al Bayern ha lavorato per molte stagioni con tanti fuoriclasse. Che cosa le hanno insegnato? “Stando a diretto contatto con campioni del calibro di Hummels, Boateng o Sule non puoi che ammirarne ogni movimento e carpirne il mestiere. Li ho osservati da vicino, mi hanno aiutato molto, spiegando come debba essere il mio lavoro, quali siano le cose da migliorare. Mi hanno fatto crescere anche in cose che già sapevo fare piuttosto bene. Giorno per giorno, accumulavo esperienze e spunti che poi traducevo in allenamento, al fine di progredire costantemente. Sono riconoscente al Bayern per gli anni di formazione che mi ha concesso di fare in un contesto di grandi fuoriclasse. È un onore anche solo aver potuto lavorare a stretto contatto con uno come Robert Lewandowski”.

A proposito di campioni, c’è un calciatore al quale si ispira? “Si può imparare tanto da molti colleghi. Pensiamo solo alla Champions League…c’è qualcosa da imparare da in ogni difensore che vedo all’opera in televisione. Li osservo attentamente tutti, cercando di studiarne i movimenti, di visualizzarne il modo di giocare. Se parliamo di idoli, faccio i nomi di Sergio Ramos e Virgil Van Dijk”.

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