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Calcio

Croci-Torti: “Il rientro di Maric ci aiuterà”

Seconda partita consecutiva a Cornaredo per il Lugano che sabato alle 20.30 ospita il Servette. L’allenamento di rifinitura dei bianconeri si è svolto venerdì mattina. Al termine il tecnico Mattia Croci-Torti ha incontrato i giornalisti. La prima domanda ha riguardato la settimana appena trascorsa: il mister ha dovuto urlare più del solito dopo la sconfitta con il San Gallo?

“E’ stata un’ottima settimana di lavoro dove abbiamo fatto degli esercizi soprattutto per i nuovi giocatori arrivati con i quali non c’era stato il tempo di lavorare finora in modo ottimale. Penso in particolare a Rüegg e a Milton Valenzuela che sono giunti a fine mercato e lo stesso vale per Balhadj. Abbiamo posto l’accento sul piano difensivo ma non solo. Non ho dovuto urlare né gridare, non fa parte delle mie corde e del mio modo di essere, come sapete sono una persona molto equilibrata e cerco di sempre di trovare una giusta misura come ho fatto in questi giorni. So che in questo 2022 non siamo partiti bene a Berna contro l’YB ma tutti avete visto che la squadra nonostante fosse in difficoltà non ha mollato. In seguito avevamo due partite decisive in campionato contro il Lucerna e a Thun per la Coppa svizzera e la squadra ha mostrato il suo carattere. Siamo arrivati a Zurigo un po’ spenti anche se fino al rigore sbagliato eravamo in partita. La verità è che l’unica sfida nella quale non abbiamo giocato come avrei voluto è stata quella di sabato scorso contro il San Gallo. Poi a mente fredda mi sono accorto che loro hanno fatto un solo tiro in porta, che noi abbiamo vinto più duelli ma alla fine conta il risultato e non è stata una buona partita ed è giusto sottolinearlo. Tutto questo non toglie nulla al carattere della squadra o alla mia fiducia in qualsiasi elemento dello spogliatoio. Tante volte mi sono sentito dire che sono un po’ un allenatore come Luca Cereda che cerca sempre di mettere l’accento sull’identità, perché secondo me questo spogliatoio ha un’identità forte che sicuramente andrà a scemare l’anno prossimo perché ci saranno alte dinamiche. Ma forse questa è stata la mia prima settimana alla McSorley, c’era pressione, la sconfitta è stata vista come un fallimento, quindi è stata una settimana diversa per il sottoscritto, giornate che mi hanno caricato tantissimo e che hanno dato una marea di energie che spero di aver trasmesso ai ragazzi in maniera equilibrata. Domani dobbiamo disputare una partita con grande intelligenza: loro sono una squadra diversa dal San Gallo e con qualità offensive superiori a molte altre compagini. Sarà un match pieno di trappole.”

-Due partite con zero punti ma anche con zero reti all’attivo. Qual è il tema più pregnante?

“Già l’altra volta avevamo lavorato sugli aspetti offensivi. Contro il San Gallo ho provato a dare un’impronta ancora più offensiva cercando di giocare con Rüegg e Lavanchy sulla fascia per dare maggior spinta, ho messo Selassie sulla sinistra: tutte scelte motivate dal fatto che i sangallesi giocano con un rombo  a centrocampo e difficilmente ci avrebbero messo in difficolta sulle fasce. Mi da fastidio lasciare Celar isolato davanti e ho cercato delle chiavi e delle dinamiche diverse. Se guardo alla fine non ci siamo riusciti anche perché negli ultimi 30 minuti loro si sono chiusi in difesa e abbiamo fatto veramente fatica a trovare lo spiraglio giusto. Anche questa settimana siamo andati avanti a cercare soluzioni, non possiamo rimanere fermi e dobbiamo capire dove possiamo  fare qualcosa in più per non lasciare da solo e aiutare chi sta davanti. Dobbiamo avere più uomini possibili in zona gol per essere maggiormente pericolosi. Abbiamo quindi lavorato da un lato sugli equilibri difensivi con i nuovi e dall’altro per dare entusiasmo sulla fase offensiva per far ritrovare la gioia di andare a tirare e a crossare più di quanto abbiamo fatto nelle ultime partite”.

-Se analizzi le cinque partite del 2022 vedi un problema di fondo o sono situazioni che possono capitare nel corso della stagione?

“Ogni partita ha la sua storia. Se penso al match con il Lucerna, che era chiave per noi, siamo riusciti più volte a essere pericolosi. Con il San Gallo abbiamo avuto tre o quattro occasioni ma ci è mancata lucidità. La mia preoccupazione è proprio la mancanza di precisione e qualità che affiora ogni tanto là davanti. Per giustificarla non si possono solo cercare scuse nel mercato o nell’assenza di Amoura, ma bisogna trovare altre soluzioni per essere convincenti. I giocatori hanno sempre dimostrato di poterle trovare, siamo andati a Thun  a realizzare quattro gol. Sicuramente c’è l’amaro in bocca per gli zero gol delle ultime due partita, non è un momento della stagione ma è uno dei tanti frangenti in cui bisogna lavorare per mettere in campo nuove soluzioni: la parola più corretta è trovare il coraggio di andare a far male agli avversari. Ultimamente li stiamo mettendo poco in difficoltà”.

-Hai parlato di soluzioni offensive: a livello di modulo hai pensato di aggiungere qualcosa là davanti, cioè di aggiungere un uomo alla coppia Bottani-Celar?

“Contro il San Gallo ho schierato più giocatori offensivi e non abbiamo trovato le chiavi per prendere in mano la contesa. A volte per essere più pericolosi davanti devi avere il controllo del centrocampo. Il mio ragionamento di questa settimana non ha riguardato tanto l’ultima zona ma come arrivarci. Tutti i miei pensieri si sono concentrati sulla maniera di arrivare in zona gol il più velocemente possibile. Da questo punto di vista l’assenza di Maric nelle ultime partite è stata pesante, lui è un leader di gioco da dietro. La sua grande tranquillità ci ha sempre aiutato, so benissimo che con Ziegler e Daprelà ho giocatori bravissimi nel sostegno e che fanno la fase difensiva in maniera eccezionale: sono devastanti. Ma le dinamiche della posizione di libero sono più nelle corde di Maric. Sono molto contento di quanto hanno fatto Fabio e Reto in questi match ma è evidente che loro hanno caratteristiche diverse. Mijat la scorsa settimana si è allenato due volte mentre in questi giorni si è sempre allenato a fondo quindi è pronto a rientrare. E’ una persona che, come ho più volte ribadito, è molto importante per la squadra e l’ha sempre dimostrato. A mio modo di vedere con lui, Daprelà e Ziegler abbiamo una grande solidità difensiva. Poi c’è Hajrizi che è un altro elemento che mi piace particolarmente. Tutta gente che darà ancora tanto al Lugano sia sul campo sia fuori.”

-Hai citato Belhadj e il suo ritorno dal allenarsi: quanto può risultare importante per i prossimi appuntamenti e come valuti la sua evoluzione?

“Belhadj domani lo porto in panchina per fargli ritrovare il gusto del campo e l’atmosfera della partita ma non è ancora pronto a iniziare. Ha giocato un tempo con l’U21 la scorsa settimana e questa domenica sarà ancora in campo con la squadra di Moresi. Preferisco averlo comunque a disposizione come arma per gli ultimi minuti se dovesse succedere qualcosa. E’ un ragazzo che ha avuto una sua evoluzione ma poi è stato clamorosamente fermato da infortuni. E’ l’unico giocatore che nella mia gestione ha avuto una ricaduta e questo l’ha frenato, ha perso un po’ di tempo. Ha delle caratteristiche diverse dagli altri centrocampisti che abbiamo, è stato preso per cambiare ritmo.”

-Come sta Amoura?

“Spero che da lunedì potrà iniziare piano piano con la squadra. Non credo sia a disposizione per le prossime tre o quattro partite. Non gioca dal 15 dicembre e siamo ormai a marzo: due settimane di allenamenti con la squadra glieli dobbiamo concedere. Ha fatto tutto il percorso di fisioterapia, alle cure ha risposto bene e ora che c’è l’ok medico, vediamo come risponde negli allenamenti con i compagni. Ha un fisico un po’ diverso e non dovrebbe metterci tanto tempo a entrare in forma, ma non possiamo chiedergli la luna”.

-Da Rüegg possiamo aspettarci qualcosina in più?

“Kevin entra nelle dinamiche descritte prima. In un anno e mezzo ha giocato poco e non penso di avere la bacchetta magica che gli permetta in tre settimane di trovare quel ritmo e quella condizione che tutti si aspettano. Ci vuole tempo e pazienza. Domani, vista l’assenza di Lavanchy (squalificato) giocherà nella posizione che predilige e ci aspettiamo tutti che disputi una bella partita”.

E di Valenzuela che puoi dire?

“Milton non è pronto dal primo minuto ma col Servette siederà in panchina. Non vede l’ora di darci una mano.”

-La scorsa settimana è stata un po’ condizionata dalle voci di rinnovi e mancati rinnovi. Da questo punto di vista l’aria è cambiata in questi giorni, si è andati oltre?

“Sono circostanze con cui dobbiamo convivere, fanno parte del calcio moderno. Se qualcuno ha seguito ieri sera Napoli-Barcellona si sarà accorto di tutti fischi riservati a Insigne al momento della sostituzione, sono cose che potrebbero succedere anche qua. L’unica cosa che posso fare io è dare completa fiducia a questi ragazzi se continueranno a comportarsi come si stanno comportando attualmente. Evidentemente settimana scorsa la loro testa non era così libera, ma bisogna metterlo in preventivo. Se ho deciso di schierarli è perché ero sicuro che potevano dare il meglio. Alla lista ora abbiamo aggiunto anche Lovric, quindi dobbiamo essere bravi -io in primis- a continuare a dare motivazioni e imput perché nessuno qui ha voglia di ripetere partite come quella con il San Gallo. I tifosi ci tengono e noi dobbiamo onorare la maglia sino all’ultima partita e abbiamo ancora obiettivi importanti che generano energie quotidiane. Diamo ancora fiducia a questi ragazzi fino a quando si alleneranno e si comporteranno in maniera tale che sia naturale dargliela.”

-Questo è forse il primo vero momento di pressione da quando siedi sulla panchina del Lugano. La senti? Qualcuno dice che se perdete sabato parlerà di Lugano in crisi.

“Ho la lucidità di  guardare che noi siamo quarti in classifica e in semifinale di Coppa svizzera. Stiamo andando oltre alle aspettative e alle richieste della società a inizio stagione: potrei anche vivere tranquillamente su queste cose qua.  Nessuno si aspettava che fossimo lì dove siamo e non era nemmeno scontato avanzare in Coppa dove abbiamo battuto Xamax e Thun in trasferta e YB in casa. Potrei stare tranquillo ma c’è la difficoltà da parte mia e dei ragazzi di accettare le sconfitte dunque  ogni volta che i risultati non sono quelli che ti aspetti devi avere un po’ di pressione perché fa parte del lavoro ed è quella che ti dà la carica di allenare al meglio la squadra. Chi segue i nostri allenamenti quotidiani non mi ha sicuramente visto scarico in queste settimane, anzi…”

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