
Una tappa storica l’undicesima del Tour de France. Una delle salite più note della Grande Boucle inserita ben due volte nel percorso della Sorgues-Malaucène di 198,9 chilometri, il Mont Ventoux. A centrare l’impresa solitaria è un fenomeno assoluto: Wout van Aert che coglie il quarto successo parziale nella corsa transalpina. Il belga dimostra di essere un fuoriclasse senza se e senza ma e con un attacco irresistibile alza le braccia da solo al traguardo di Malaucene dopo quasi 200 km di una durezza incredibile. Reduce dal ciclo-cross, per Van Aert questa vittoria è la definitiva consacrazione anche nei grandi giri. A far da contraltare all’impresa di Van Aert è la prima piccola grande crisi di Tadej Pogacar. La maglia gialla nonché dominatore incontrastato fin qui della Grande Boucle – dopo aver trionfato nel 2020, è in testa anche in questa edizione con un vantaggio siderale. Ma sui paesaggi quasi lunari del Mont Ventoux, attaccato a dovere da un altro giovane come lui, ma meno affermato, è costretto a riscoprirsi umano e non alieno. E’ il danese Jonas Vingegaard a mettere in luce le difficoltà dello sloveno dell’UAE-Emirates, con un attacco nell’ultimo chilometro della seconda ascesa alla montagna regina della Provenza che porta Pogacar a perdere le ruote, a irrigidirsi e a pagare circa quaranta secondi per poi recuperare in discesa. Ma è un segnale importante: il campione in carica e attuale uomo da battere può essere messo in difficoltà